viernes, 25 de septiembre de 2009

VIII Forum de Filosofía - Universidad Nacional Federico Villarreal


La Coalición informa:

El departamento de filosofia esta organizando elVIII FORUM DE INTERPRETACIÓN FILOSÓFICA DE LA REALIDAD PERUANA 2009del 23 al 25 de setiembre de 16.30 – 19.30 con el temaNacionalismo, Internacionalismo, Globalización y Antiimperialismo

Lugar: Salón de actos de la Facultad de Humanidades UNFV "Antenor Orrego"
Fechas: DEl 23 al 25 de setiembre 2009

Globalización y antiimperialismo

Miércoles 23

4.30 Inauguración a cargo del Decano de la Facultad de Humanidades,
Dr. Germán Peralta

4.45 Dra. Maria Luisa Rivara de Tuesta

6.30 “Los intereses nacionales en el contexto de la globalización y
el antiimperialismo”
Carmen Zavala

Jueves 24

4.30 Dr. Raimundo Prado Redondez

5.30 "Estados Nacionales y globalización de la justicia”
Alessandro Caviglia
6.30 Mesa redonda. “Los conceptos: Nacionalismo,
Internacionalismo, Globalización y Antimperialismo”

Viernes 25

4.30 Perú: ¿entre Escila y Caribdis? Nacionalismo e Imperialismo
en el contexto contemporáneo
Alan Pisconte
5.30 "El Presidente Chávez y la instalación de la verdad en el
mundo histórico”
Victor Samuel Rivera
6.30 “Los nuevas aproximaciones educativas como herramientas del
Imperialismo”
Jose Maurtua

martes, 8 de septiembre de 2009

Charles Maurras et les Camelots du Roi

Charles Maurras e i nefasti del mondo moderno


Charles Maurras e i nefasti del Mondo Moderno

Especiales de La Coalición


Piero Venturelli


Il filosofo della politica e intellettuale francese Charles Maurras (1868-1952) accusa il mondo moderno di aver irresponsabilmente sostituito il credo cattolico con la fede negli «immortali princìpi» dell’Ottantanove, dando così l’avallo, dal suo punto di vista, al radicamento negli animi di idee materialistiche e cosmopolite, in una parola antitradizionali. Egli ritiene che sia particolarmente nociva e foriera di crescenti sventure la celebrazione dell’uguaglianza, perché quest’ultima gli pare uno dei frutti più tossici dell’immaginazione umana, una costruzione mentale fuorviante che non ha riscontri solidi nella realtà e che determina impetuosi eccitamenti negli uomini. Maurras, al contrario, individua nella disuguaglianza considerevoli aspetti positivi, che la rendono l’unica possibile legge dello sviluppo sociale; il rispetto di questa legge, egli rileva, assicura con l’ordine anche il progresso.




Il pensatore francese è convinto che la disuguaglianza costituisca un ineliminabile dato di partenza e, al medesimo tempo, che la capacità di innovazione rinvii piuttosto alle minoranze guidatrici che ai grandi numeri sociali. Egli fa notare che, se nessuno può mettere in dubbio che lo sviluppo materiale abbia dato maggiori agi e ricchezze agli uomini, cionondimeno tale sviluppo non definisce affatto il progresso, dal momento che quest’ultimo si accompagna a un corso eroico-aristocratico, ossia spirituale, della storia. Ciò spiega, a suo avviso, perché i moderni non si rivelino all’altezza degli antichi: dalla Rivoluzione Francese in poi, gli individui e le società hanno interrotto questo ciclo per cadere nella volgare materialità.

Pur considerando aristocratico il vero progresso, cioè pur additando nella concentrazione delle risorse la condizione (non esclusiva, ma necessaria) per produrre benessere e sviluppo sociale autentici, Maurras non nega che talune forme di disuguaglianza, se troppo perpetuate e troppo radicalizzate, rendano sterili i beni: anzi, egli è persuaso che la storia insegni che la dissipazione e la pigrizia sono figlie dell’abbondanza, laddove la povertà costituisce un pungolo energico e salutare che stimola l’uomo ad ingegnarsi e, in questo modo, ad allontanarsi dalle forme più gravi di indigenza. Da tutto ciò, nell’ottica dell’autore francese, derivano compensazioni e oscillazioni naturali, il cui effetto di bilanciamento e di mitigazione è indubbio, sino al risultato finale di far regnare una misura di equilibrio. Di qui, i virulenti attacchi di Maurras contro le tendenze moderne volte all’eliminazione delle disuguaglianze senza che vi sia una preventiva distinzione realistica tra queste.

Secondo il teorico conservatore, esiste un regime che meglio degli altri asseconda questo tentativo tipicamente moderno d’instaurare un’uguaglianza radicale: si tratta della democrazia. Dal suo punto di vista, essa non può costitutivamente tollerare distinzioni e preminenze, e si profila come una sorta di «luogo naturale» della confusione e dell’irragionevolezza, caratterizzato dalla passionalità e dalle pretese degli elementi peggiori della comunità. Nella democrazia, tutto è continuamente dibattuto e messo in discussione, senza che sia possibile addivenire a una pace interna che risulti duratura. Questa condizione d’instabilità, spiega Maurras, costituisce l’esito inevitabile di un sistema che prevede non solo che tutti comandino e tutti obbediscano, ma pure che i cittadini vengano sovente chiamati ad esprimere un’opinione attraverso il voto su questioni che essi avvertono come lontanissime o che ignorano. E, a suo dire, sono appunto gli ideali della sovranità popolare e del governo della maggioranza numerica ad essere fallaci, dal momento che gli paiono l’antitesi dei veri princìpi, quelli che affondano le radici nell’ordine spirituale dell’esistenza e nella tradizione cristiana.
La democrazia viene inoltre accusata da Maurras d’incarnare la resa di fatto della politica nella sua forma più autentica: proprio perché alieno dai dogmi religiosi e dal rispetto per il passato, proprio perché nemico della gerarchia e passionale per definizione, questo regime gli sembra rappresentare terreno fertile per quelle derive oligarchico-economicistiche, tipicamente moderne, le quali, se non arrestate in tempo, finiranno con l’instaurare il ferreo dispotismo dell’Oro. La democrazia, infatti, rifiuta di attribuire valore e legittimità a ciò che non è stato votato, scelto dalla maggioranza, dimostrando così di non possedere strumenti idonei per reagire con efficacia alla morsa materialista del Numero e del Denaro. Se dapprima questi due elementi, di natura quantitativa, si combinano alimentando la demagogia, col tempo il secondo, afferma Maurras, tenderà a prevalere sul primo, dimodoché la democrazia andrà trasformandosi progressivamente in oligarchia plutocratica tout court; presto, dunque, della democrazia rimarranno solo i suoi riti, ormai ridotti a cerimoniali senza significato ed effetti rilevanti.


Nella visione dell’intellettuale francese, il destino del mondo moderno, democratico e materialista, è chiaro: la caduta in una plutocrazia refrattaria alla dimensione spirituale dell’esistenza umana, all’economia produttiva e alla proprietà terriera, cioè a tutti quei fattori che, a vario titolo, si frappongono al successo internazionale della Finanza pura. Per questo, egli ritiene che sia in corso il tragico capovolgimento della tradizione occidentale: laddove un tempo l’economia era definita e considerata come il regno dei mezzi, oggigiorno essa sta diventando l’unico fine della storia; e ad aggravare la situazione, egli osserva, è l’invisibilità della ricchezza finanziaria, che approfitta di tale suo subdolo carattere per concentrarsi smisuratamente senza destare grandi opposizioni. Se non vi saranno interventi risoluti e tempestivi volti ad arrestare la decadenza in atto, rileva il teorico conservatore, la forte concentrazione di risorse finanziarie, difficilmente controllabili anche in termini di allocazione territoriale, arriverà a turbare pesantemente la competizione politica ed elettorale, e riuscirà nel prossimo futuro a controllare sempre meglio l’intero sistema dei mezzi di comunicazione di massa, a loro volta influenti sui processi elettorali e sulla vita politica generale.
Nel quadro interpretativo maurrassiano, la mentalità moderna incontra sulla propria strada un avversario temibile e potente, la Chiesa cattolica, che è custode terrena dell’autentica religione cristiana. Quello che oppone modernità e cattolicesimo si rivela, secondo il teorico francese, uno scontro decisivo tra la forza materiale e la forza spirituale, da cui uscirà vincitore l’uomo-bestia ovvero l’uomo tradizionale, l’individuo abbruttito e livellato verso il basso ovvero l’individuo che reca ancora con sé alti valori morali, estetici e intellettuali. Maurras constata che, purtroppo, le altre religioni portano gravi responsabilità storiche per aver agevolato lo sviluppo e la diffusione della moderna mentalità materialistica ed ugualitaristica. In particolare, egli incrimina l’ebraismo di aver lungamente e pervicacemente propugnato una concezione del mondo cosmopolita e un modello umano dedito in primis alle speculazioni affaristiche. Come molti francesi suoi contemporanei, Maurras vede nel semita, che non conosce la proprietà della terra, ma soltanto quella dell’oro, il pericoloso dissolvitore dei vincoli nazionali; l’oro, cioè il capitalismo finanziario, ha infatti il mondo intero come suo campo d’azione, quindi non ha patria. La forma degenerata di capitalismo che sta diffondendosi dappertutto in epoca moderna, sostiene l’intellettuale conservatore, è un prodotto di quell’intelligenza astratta che egli considera tipica degli ebrei di ogni tempo. D’altronde, egli è persuaso che la stessa formazione delle «eresie» protestanti e lo stesso diffondersi del deismo debbano molto all’assolutizzazione di questi aspetti anarchici e internazionalistici connaturati alla mentalità giudea. Questa sollevazione negatrice dei princìpi dell’autorità e della gerarchia nell’ambito del sacro, rileva il pensatore francese, è andata via via a corrodere i pilastri del mondo tradizionale, con gli esiti nefasti che sono ormai sotto gli occhi di tutti.



Nell’ottica maurrassiana, il compito di tener testa al culto idolatrico del dio Denaro e di salvaguardare le differenze culturali e nazionali tra gli uomini, dunque, è da affidare soprattutto al cattolicesimo tradizionale. Quest’ultimo ha saputo «organizzare» l’idea dell’Essere divino grazie ad una felice combinazione tra sentimento cristiano e disciplina ricevuta dal mondo greco e romano: sul cammino che conduce a Dio, infatti, il cattolico trova legioni di intermediari, terrestri o sovrannaturali, santi o beati o figure esemplari, e la catena dagli uni agli altri è continua; ciò significa che, rimanendo all’interno di una prospettiva monoteistica, l’universo conserva il suo carattere naturale di molteplicità, di armonia, di composizione. In questo modo, sottolinea Maurras, anche se Dio continua a parlare nel segreto del cuore umano, i Suoi ordini e i Suoi insegnamenti sono controllati e come convalidati dai Dottori, guidati a loro volta da un’autorità superiore, la sola che sia senza appello, conservatrice infallibile della dottrina. Eccoci allora, egli osserva, dinanzi all’autentica tradizione, nello spazio e nel tempo, immune da qualsiasi divagazione e fantasia, quella stessa tradizione che da secoli, mentre riconosce una funzione fondamentale alla sfera della trascendenza, consegna ai popoli un mondo nel quale è la politica a rappresentare la dimensione della generalità.

Che cosa accade nell’Europa moderna, invece, secondo il teorico francese? A suo parere, sta prendendo corpo una vera e propria «tradizione della morte», incentrata sulle istituzioni e sulla mentalità democratiche. Come detto, egli accusa la democrazia di essere sprovvista di una sia pur minima visione della costruttiva continuità e, insieme, di avere una naturale propensione a spazzar via tutto ciò che trova sul proprio cammino, nel pieno disprezzo di tutti i lasciti morali, intellettuali, istituzionali ed economici ereditati dal passato e resistiti alla prova del tempo. A questo regime, in definitiva, è imputata dall’intellettuale conservatore la doppia incapacità di porre e far agire i membri della nazione in spirito di solidarietà, e di garantire il necessario legame tra le generazioni: il che, a suo dire, spalanca le porte ad un nichilismo sacrilego e lacerante, ad un irreversibile imbarbarimento degli uomini e delle società.

miércoles, 2 de septiembre de 2009

Mesa Redonda: Pensamiento Conservador



Estimados amigos:


El grupo de estudiantes de filosofía Razón y Diálogo de la Universidad Nacional Mayor de San Marcos ha tenido la idea de permitir una conversación pública conjunta entre tres colaboradores y amigos de La Coalición. Se trata de un evento académico cuyo tema de inspiración será el reciente conflicto social y político de Bagua. El tema será abordado desde la metapolítica (Hernando), la filosofía de la tradición clásica y cristiana (Tonsmann) y el pensar rememorante (Rivera). Se trata de un evento estrictamente académico y polémico, de ingreso libre, al que calurosamente invitamos a la comunidad filosófica.

Coalición Global

Visitantes

Colaboradores de La Coalición. Con diversidad de enfoques y posiciones

  • Carlos Pairetti - Universidad del Rosario
  • Daniel Mariano Leiro - Universidad de Buenos Aires
  • David Villena - UNMSM
  • Davide de Palma - Università di Bari
  • Dick Tonsmann - FTPCL y UNMSM
  • Eduardo Hernando Nieto - Pontificia Universidad Católica del Perú
  • Enmanuel Taub - Conicet/Argentina
  • Gianni Vattimo - Universidad de Turín
  • Gilles Guigues - Université de Provence
  • Hernán Borisonik - Sao Paulo
  • Ildefonso Murillo - Universidad Pontificia de Salamanca
  • Jack Watkins - University of Notre Dame
  • Jimmy Hernandez Marcelo - Facultad de Teologia Pontificia y Civil de Lima
  • Juan Villamón Pro - Universidad Ricardo Palma
  • Lucia Pinto - Universidad de Buenos Aires
  • Luis Fernando Fernández - Universidad Pontificia Bolivariana de Medellín
  • Martín Santiváñez - Universidad de Navarra
  • Piero Venturelli - Bolonia
  • Raffaela Giovagnoli - Università di Roma Tor Vergata
  • Ramiro Pablo Álvarez - Córdoba, Argentina
  • Raúl Haro - Universidad de Lima
  • Santiago Zabala - Universidad de Columbia
  • Víctor Samuel Rivera - Universidad Nacional Federico Villareal